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Culture: incontrare l'uomo

Ernesto de Martino e le tarantate. La terra del rimorso e il mistero del tarantismo

Descrizione

Nel giugno del 1959 Ernesto de Martino raggiunse il Salento con un’équipe composta da specialisti di psichiatria, psicologia, etnomusicologia, fotografia e ricerca sociale. L’obiettivo era studiare sul campo il tarantismo, il complesso rituale attraverso cui, secondo la tradizione, uomini e soprattutto donne colpiti dal morso della taranta cercavano la guarigione mediante musica, danza, colori e devozione a san Paolo. Da quella ricerca nacque nel 1961 *La terra del rimorso*, una delle opere fondamentali dell’antropologia italiana. De Martino rifiutò sia la spiegazione puramente medica sia la riduzione del fenomeno a superstizione o simulazione. Interpretò invece il tarantismo come un «istituto culturale»: un sistema simbolico capace di dare forma, tempi e possibilità di espressione a crisi personali spesso legate a lutti, conflitti, povertà, amori impossibili e condizioni di vita prive di alternative. Al centro dell’analisi si trova il concetto di «crisi della presenza», cioè il rischio, nei momenti estremi dell’esistenza, di perdere la capacità di sentirsi presenti a sé stessi e al mondo. Il rito diventa allora una tecnica culturale per attraversare la crisi. La sofferenza riceve un nome — la taranta —, una causa — il morso —, un calendario — il ritorno estivo —, una terapia — musica e danza — e un garante religioso — san Paolo. Il video ricostruisce la spedizione del 1959, le figure di Luigi Stifani, Franco Pinna e degli altri membri dell’équipe, le crisi osservate nelle case del Salento e nella cappella di san Paolo a Galatina, il confronto con le precedenti interpretazioni mediche e illuministiche e il significato della «destorificazione del negativo» nella teoria demartiniana. La progressiva scomparsa del tarantismo tradizionale, accompagnata dalla trasformazione economica e sociale del Mezzogiorno, non ha cancellato la domanda fondamentale posta da *La terra del rimorso*: attraverso quali simboli, riti e linguaggi una società permette agli individui di affrontare una sofferenza che rischia di diventare insostenibile? A oltre sessant’anni dalla pubblicazione del libro, l’opera di Ernesto de Martino continua così a interrogare il presente: le forme della crisi cambiano, ma resta il problema umano e culturale di come «restare al mondo quando il mondo frana».