Culture: incontrare l'uomo
Claude Lévi-Strauss: l'uomo che odiava i viaggi. Antropologia e libertà
Descrizione
«Odio i viaggi e gli esploratori». Con queste parole, nel 1955, Claude Lévi-Strauss apriva Tristi tropici, uno dei libri più affascinanti dell'antropologia del Novecento. Aveva vissuto fra le popolazioni indigene del Brasile, attraversato l'Atlantico per sfuggire alle persecuzioni antiebraiche e conosciuto alcuni dei maggiori intellettuali europei in esilio a New York. Da quelle esperienze sarebbe nata una teoria destinata a trasformare le scienze umane: lo strutturalismo. Secondo Lévi-Strauss, dietro la straordinaria diversità delle culture umane operano sistemi di relazioni e regole inconsce che organizzano il nostro modo di pensare, classificare il mondo e costruire legami sociali. Ma se le strutture culturali precedono le nostre scelte, quanto siamo davvero liberi? In questo saggio ripercorriamo la vita e il pensiero di Claude Lévi-Strauss, dalle spedizioni fra i Bororo e i Nambikwara agli incontri con Franz Boas e Roman Jakobson, dalle Strutture elementari della parentela al Pensiero selvaggio e alle Mitologiche. Attraversiamo anche alcune delle grandi controversie filosofiche del Novecento: la critica di Jacques Derrida, il confronto con Jean-Paul Sartre, il problema della validità delle interpretazioni scientifiche e la riflessione sulla diversità culturale. Un episodio personale, legato alla scoperta giovanile di Schopenhauer, offre infine l'occasione per interrogarsi sul rapporto fra formazione culturale, esperienze individuali e libertà di pensiero. Il filo conduttore è una questione ancora attuale: possiamo riconoscere il peso delle strutture sociali senza ridurre la persona al semplice prodotto della propria cultura?